Luigi, comparsa in “La Grande Guerra”

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Una delle comparse di Leva impegnate nel film di Monicelli “La Grande Guerra” racconta il set delle riprese e il trattamento riservato ai militari
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Luigi De Gaspero

«Ho fatto “La Grande Guerra”!» esordisce Luigi De Gaspero che, settantasettenne trezzese di via Garibaldi, non può aver militato nel conflitto mondiale. E’ stato però comparsa nell’omonimo film di Monicelli, perlopiù girato a Poggio Mirteto nel 1959 con l’ausilio di 400 reclute romane e 800 da Orvieto. «I soldati del film erano soldati per davvero: di Leva; e io stavo tra loro grazie all’amicizia del sottotenente Mollica, che scelse quelli da inviare sul set dal CAR (Centro Addestramento Reclute) di Orvieto – ha spiegato Luigi, che ci faceva il centralinista, piazzato ai telefoni da un parente cappellano: il brembatese don Serafino Doneda – riuscii a inserire nella lista anche un amico bersagliere di Bergamo, Giambattista Milesi».

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Alberto Sordi e Vittorio Gassman sul set

Una volta raggiunto Magliano Sabino in treno, l’artigliere De Gaspero viene condotto su camion militari fino a Poggio Mirteto, nella cui vallata Mario Monicelli dirigeva uno dei suoi capolavori. La prestazione maggiorava del 40 % la decade di 120 lire altrimenti percepita dai soldati, cui però era riservato anche un «vitto speciale»: innaffiato dal vino. La generosità era incoraggiata dalle imminenti Olimpiadi romane e, coi commilitoni, Luigi ne godette 40 giorni. «”Gruppo A avanti veloce” poteva essere uno degli ordini di regia che dovevo prontamente eseguire, acconciato da fante del 1918 con tanto di baionetta». Una volta la infilzò a terra per riposarsi, buscandosi rimproveri a pioggia da un tenente, finché non fu Monicelli stesso a minimizzare l’accaduto.

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Locandina

 

 

Vittorio Gassman, Alberto Sordi e Silvana Mangano li incrociò invece senza parlarci mai. Mangiava e dormiva nelle scuole di Poggio Mirteto, un paesello che festeggiò i soldati giunti salvo richiederne il coprifuoco una settimana dopo: perché qualcuno ne aveva approfittato, lasciando il conto da saldare in osteria. All’ennesimo furto di cartoline, i ragazzi della Naia vennero messi in riga: e il derubato li passò in rassegna senza trovarci il ladro. «Che si era sbarbato – ride Luigi – il capitano sciolse i ranghi e commentò solo: “mi fa piacere che tra i miei soldati ci siano dei furbi”».

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Riprese in corso

De Gaspero, nato trezzese nel 1937 alle case popolari di via Monza (oggi Brasca), ha un quarto di sangue francese: quello della nonna segretaria d’avvocato. Ma il padre era milanese, crespese la madre. Finì il servizio di leva a Roma dove, per sveglia ai commilitoni, inseriva un gettone del juke-box per cavarne la sua canzone preferita: «Guarda che luna». E, prima che finisse, spintonava la pulsantiera che ricominciava il motivo senza mangiarsi altre monete. «Alla fine – conclude l’uomo, per una vita impiegato alla Pirelli – si svegliavano tutti».