Farmacia Fodera, quattro generazioni speziali

Farmacia fodera, farmacia storica, Trezzo sull’Adda, via Jacopo, preparati galenici, omeopatia, speziale, farmacia antica, bottega storica
La famiglia Fodera nel 1940: Ferdinando anziano con il figlio Camillo e i nipotini Lamberto e Adriana
Dai preparati galenici alla farmacopea moderna, quattro generazioni al banco della Farmacia Fodera.

Su via Jacopo, la Farmacia Fodera è tanto longeva da contare al bancone quattro speziali succedutisi con quel cognome. Lisciava la barba canuta, firmandosi più «Fodera Ferdinando» che «Ferdinando Fodera» (1864-1943) in dignità di farmacista trezzese, assessore comunale, presidente dell’Opera Pia o capo-fabbriciere. Lo esposero alla ruota milanese di santa Caterina il 13 giugno 1864, verso le 6.00, con la cuffia guarnita di pizzo e una fascia in palpignana: il mezzo santino con una frase di san Paolo recitava sul retro «Battezzato Ferdinando»; e gli imposero un cognome in assonanza. Di questi dettagli testimonia l’archivio conservato dall’ente di Carità, che accudiva gli esposti meneghini. Fondatore della Farmacia Fodera, Ferdinando avrebbe rivolto la parola «mamma» ad Angela Mauri che, col marito Carlo Pozzi detto «Zachìn», lo adottò portandoselo in braccio fino a cascina Rocca. Da qui Ferdinando contò i primi passi verso scuola, dove «lodevolissimo profitto» e «irreprensibile condotta» lo incoraggiarono a proseguire nel seminario arcivescovile di Brà, sostandoci un anno.

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Il 16 luglio 1888 si laureò farmacista in Genova, chiedendo a un collega di Torino che tre settimane dopo gli fosse testimone alle nozze trezzesi con la sarta Pierina Pironi. Prima che l’anno cadesse dal calendario Ferdinando acquisì inoltre, al 10 ottobre 1888, la licenza speziale che il cremonese Alessandro Gallina esercitava nella proprietà Perego di via santa Marta. Nasce così la Farmacia Fodera. In quel diritto ne convergevano due più antichi che, a metà Ottocento, consentivano lo smercio farmaceutico in via Valverde e Torre. Tra questa e via Jacopo, Ferdinando traslocò la Farmacia Fodera nella casa acquistata con la moglie Pierina. Sull’attuale via Trento e Trieste, alcuni tigli gli inverdivano le foglie per preparati sedativi; oltre allo zafferano, invece, certe piante officinali le accudiva nell’orto vicino cascina Rocca.

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Geologo appassionato, Ferdinando detto «Barba» compilò un «Contributo alla ricerca d’una più probabile derivazione dei vocaboli Trezzo e Trezza» (1928), votandolo all’amico Luigi Medici. Propose il battesimo «Tritium» alla calcistica locale e tentò di scostare i secoli sulla discussa fondazione della prepositura trezzese. Condusse fino al 1938 la Farmacia Fodera su cui squadravano la luce due finestre a sinistra del portone. Il retrobottega, dove dosava i preparati, gli riuniva attorno lo sparuto cenacolo dei notabili trezzesi.

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Lui pure laureato genovese, fu il figlio Camillo Fodera (1896-1965) a succedergli sul mortaio, trasferendo la Farmacia Fodera nel fianco destro dell’androne. Maggiore degli Alpini alla Grande Guerra, ne rincasò con un diario fotografico in tasca. Presiedette così la sezione «Reduci e Combattenti» paesana oltre alla calcistica «Tritium» mentre Marco, il fratello giurista, metteva remi all’omonima canottieri (1927). L’ing. Rolla e il notaio Mariano Colombo entravano solo per barattare due chiacchiere ma, se non lo trovavano in bottega, Camillo stava alzando complici brindisi col vicino droghiere Giovanni Battista Abbiati.

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Nel Dopoguerra Fodera ritrovò Genova, dove maturarono gli studi consueti i figli Lamberto (1939-1998) e Adriana: assegnò a lei la farmacia di Settala cui concorse con successo. Sul mare ligure varò un’impresa nautica per il recupero di relitti, salvo riapprodare al bancone trezzese. Mentre Camillo passava il camice al figlio Lamberto, in magazzino Battista Scotti compiva 57 anni d’impiego come garzone lungo tre generazioni Fodera. E, al banco della Farmacia Fodera, la quarta si liscia ancora la barba col gesto antico di Ferdinando.

(Da Ditte e Botteghe del Novecento a Trezzo, ivi 2012)