Gaetano Colombo, combattente gentiluomo

Perito edile dalla Lombardia in Argentina, presidente della Combattenti e Reduci locale, Gaetano Colombo scrisse un inedito diario di prigionia. Una di quelle persone da cui si impara, senza che ti vogliano insegnare.
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Gaetano con la moglie Iole Ravasi

«Dov’è l’uomo? – mi disse Gaetano Colombo nell’ultima intervista, a gennaio 2010 – un tempo affermavo chi ero declinando i nomi dei miei genitori e della mia patria. Oggi sono il mio codice fiscale? Allora ci stiamo riducendo a cifre, fluttuazioni di mercato».

22 dicembre 1922 e 23 febbraio 2010: nel cimitero concesino, non dice altro la lapide cui il funerale ha accompagnato Gaetano Colombo, presidente dei «Combattenti e Reduci» trezzesi. Aveva 87 anni, i baffi di suo padre Emilio, il titolo di perito edile anche sul campanello, la passione per gli origami e l’enigmistica, le mensole inarcate dai libri. Nella camera ardente che era il suo studio se ne intravedeva qualcuno: Jacques Maritain lo recitava a memoria, di Luigi Medici sua sorella Rosalba era segretaria, Ortega y Gasset e Borges li leggeva in spagnolo. Non gli piaceva la sua edizione di Shakespeare.

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Colombo, presidente dell’ANCR, tiene il discorso del 4 novembre 2008

Ora che è morto, ad aprire la porta del civico 35 in via Michelangelo è Anna (1954), seconda tra i cinque figli che Gaetano Colombo ha avuto da Iole Ravasi: c’è anche Emilio (1956) con lei, Gabriella (1959) e Graziella (1962). Manca Carlo (1953) residente in Argentina: all’altro capo della cornetta dove i fratelli gli spiegano che papà è spirato serenamente. In ospedale lo hanno vegliato loro a turni di 8 ore, specie durante l’ultima delle tre settimane trascorse al reparto oncologico di Gorgonzola. «E’ rimasto lucido fino alla Fine, rivolgendoci un cenno perché gli tergessimo il volto o la bocca – spiega Gabriella –  Nei giorni precedenti s’accostava all’Eucaristia quotidiana». Già nel 1995, a Bergamo, un tumore l’aveva steso sul tavolo operatorio degli Ospedali Riuniti.

Durante la degenza piegò origami per il reparto pediatrico e fiori di galanteria alle infermiere. «Gli confessammo i rischi che correva ma lui non tremò – diceva la vedova, nativa di Vimercate – Mentre era ricoverato, trovai nei suoi cassetti le parcelle che non ebbe il cuore di riscuotere da famiglie indigenti: a loro, casa la disegnava gratis». Nell’aprile del 2009 si riacuì il male cui, malgrado l’età, Colombo s’oppose con la chemioterapia. Solo a gennaio 2010 la sua salute crollò.

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Gaetano, ciclista sulla Stelvio nel 1940

Era un bimbo che s’arrampicavo sugli alberi, «Nino»; e siccome tutti lo chiamavano così, scoprì d’essere «Gaetano» Colombo  solo quando ritirò la prima posta alla caserma di Leva. Quel nome glielo scelsero mamma Luigia Lecchi e papà Emilio Colombo, detto «Cantum» perché il cognome veniva a Trezzo dal Cantone di Bellusco. In certe nostalgiche foto, Nino fa la verticale sulla prua di una barca o scala lo Stelvio con la bicicletta (1940). A 12 anni, era già socio vitalizio del Touring Club: raggiungeva Firenze e Roma per disegnarle a carboncino con la mano destro come con la sinistra.

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Colombo, acrobata sull’Adda

Proseguì gli studi dall’istituto commerciale bergamasco alla scuola milanese per periti industriali-edili, congedata poco prima che il servizio militare lo chiamasse in aviazione. Dopo l’armistizio del 1943, i Tedeschi lo trassero prigioniero da Parma a Norimberga. Nella seconda città incubò la malaria, che aveva contratto dormendo sui marciapiedi della prima. Vestì un anno la casacca di prigioniero, mangiando zuppa di rape finché non accettò di lavorare in Germania per garantirsi un trattamento più dignitoso.

«Sento l’impulso di piantare la penna nel quaderno – scrisse nel suo diario militare – come un pugnale». Interrotta dai disegni, la calligrafia prosegue dal 1943 al 1945 in 162 pagine verdastre e inedite. Gaetano Colombo non le divulgò benché (già segretario) venisse eletto nel 2005 alla presidenza trezzese della «Combattenti e Reduci», cui forse ora spetterà l’onore di pubblicare il manoscritto. La copertina porta il titolo «Esperienza», dove «Patio ergo sum» («soffro dunque esisto») affianca una piccola croce.

 

Oltre l’Oceano, le lettere per cinque anni alla moglie
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I documenti tedeschi di Gaetano Colombo

Erano le mattine del 1945. Da Vimercate anche Iole Ravasi saliva sulla tramvia «Gamba da Legn» che portava Gaetano Colombo a lavorare in città. La corteggiò, lasciandole un anello da promessa quando salpò per l’Argentina col padre Emilio, la cui impresa edile era fallita. Lo aiutò a ricomporla nelle Americhe, scrivendo per cinque anni lettere d’oltreoceano a Iole prima di tornare a sposarla il 16 aprile 1952. Sulla nave «Augustus», diretta in Argentina, questa volta salirono entrambi. I cinque figli nacquero là, mentre papà Nino sperimentava materiali per le piscine e brevettava quelle a tavolozza di pittore.

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Disegni e diari di guerra, conservati dalla discendenza Colombo

 

Poi pensò come i figli d’emigranti godano spesso un benessere che non hanno guadagnato: e risolse di portare i propri a Trezzo (1963) dove, alloggiato in via dei Mille, faticò a integrarsi in un mercato edilizio deciso dall’appartenenza politica. Ritrovò l’arte e la democrazia italiane, ma lasciò fratelli e genitori in America: dovette accettare piccoli impieghi tra Sulbiate, Aicurzio e Bernareggio, disegnando solo alcuni villini trezzesi. «Mio padre Gaetano Colombo non ebbe mai tessere di partito – continua Anna – si batté strenuamente solo contro il divorzio e l’aborto legittimati dai referendum».

3 risposte

  1. grazie Cristian! io “al nino Cantun” l’ho conosciuto bene. E’ stato davvero un galantuomo. Le poche sere trascorse insieme. seduti sul marciapiedi di piazza Crivelli, nei pressi della vecchia sede DC, mi ha dato tanto: anche tecnologicamente su soluzioni ardite e semplici… ma sopratutto un rapporto umano che da ragazzo qual io ero, ben pochi adulti ti davano.

  2. Grazie Cristian! Anch’io ho avuto l’onore di accostarmi al Signor Colombo in un periodo della sua vita. Da socio vitalizio del Touring, passava diverse volte in libreria o per il rinnovo della tessera o per vedere le novità edite dall’associazione. Ogni volta che varcava la soglia per me era un’emozione. I suo racconti di vita, la sua passione per la ricerca scientifica in genere e per la matematica in particolare, il suo entusiasmo erano fonte di ammirazione. Avevo organizzato per lui anche un evento; una mostra di origami. L’invito rivolto alla scuola aveva permesso a Nino di incontrare i bambini e passare a loro la sua passione. La particolarità della sua tecnica era quella di realizzare gli origami con carta di riciclo, cercando di ottenere delle simmetrie con le immagini presenti sui fogli o di giornale o pubblicitari. Il risultato era strepitoso, civette con occhi perfetti o farfalle bellissime. Ricordo quella iniziativa come un momento bellissimo nella mia storia professionale. Ma quante sono le cose di cui mi parlava!
    Grazie davvero per questo articolo.
    Con stima Marco e la Libreria “il gabbiano” di Trezzo

    • Cristian Bonomi
      Cristian Bonomi

      Grazie a te, Marco! In questi giorni, ho una fortuna in più: quella di collaborare ancora con Nino. Sto compilando un censimento digitale di quanti Trezzesi hanno combattuto nella Grande Guerra, riversando in Excel i registri d’iscrizione alla Combattenti e Reduci locale. Bene, in uno dei volumi, abbiamo rinvenuto un elenco a stampa ordinato proprio come io l’avrei fatto. Ho chiesto ad Anna Colombo, la figlia di Nino, se fosse opera sua. Nel suo computer abbiamo trovato la griglia Excel su cui ora sto continuando a lavorare io, aggiornando i soldati che non ebbe modo di inserire. La morte non è muro sufficiente per arginare il gesto del buon Nino.