[Ospitiamo la recensione già pubblicata il 18 febbraio 2012 a firma di Enrico Redaelli su Alias, inserto culturale del Manifesto, circa il volume di Fulvio Carmagnola e Matteo Bonazzi Il fantasma della libertà. Inconscio e politica al tempo di Berlusconi, Mimesis 2011].
Come funziona oggi il potere? Incorporando la trasgressione e mettendola in scena. È questa l’ipotesi da cui muove Il fantasma della libertà. Inconscio e politica al tempo di Berlusconi (Mimesis, pp. 101) di Fulvio Carmagnola e Matteo Bonazzi. Titolo buñueliano per un volumetto tanto vivace e di agile lettura quanto denso di rimandi all’odierno dibattito filosofico. L’idea è quella di cartografare il presente politico attraverso uno sguardo diagonale aperto a molteplici spunti, dalle riflessioni di Foucault al linguaggio di Lacan.
Come ha osservato Žižek, l’ordine simbolico-istituzionale non funziona senza un lato nascosto e osceno (fuori-scena), che il filosofo di Lubiana chiama «trasgressione intrinseca». Su questa via, i due autori muovono un passo in più, suggerendo come il ruolo della trasgressione venga sempre più ufficializzato nella legittimazione stessa del potere. Il terreno di confronto è la configurazione assunta oggi dalla leadership politica: non più personificazione della Legge simbolica (i «padri della patria») ma un dispositivo che, saltando la mediazione istituzionale, mette in scena il godimento come possibile e a portata di mano. La nuova figura del leader è dunque quella che, violando i canoni dell’ufficialità, con i suoi gesti (dal dito medio leghista alle corna berlusconiane), rende visibile nella sua immagine pubblica, e quindi legittima in presa diretta, quel che nel vecchio potere «non si poteva dire».
Lungi dall’incarnare un’anomalia, è questo, secondo il libro, un nuovo stadio storico della rappresentanza politica. Berlusconi è qui solo un sintomo. Non l’unico, forse solo il più manifesto: c’è in lui – chiosano gli autori – una spinta, una pulsione, verso l’esplicitazione. Come se la gabbia del suo doppiopetto fosse perennemente sul punto di esplodere. Come se morisse dalla voglia di dircelo che, sì, ha trasgredito e l’ha fatta franca: «io posso» quindi «potete anche voi». Ufficializzazione dell’obscenum che, chiamando in correità, distribuisce un godimento liberato dai vincoli della Legge.
Dunque, ogni volta che un gesto del leader fa scalpore e produce scandalo, questo stesso scandalo «lo fa funzionare» (reazioni di collera e indignazione sono parte del dispositivo), rivelando la jouissance in cui siamo immersi per suo tramite.
A illustrare l’idea di fondo, una serie di immagini ed esempi che Carmagnola e Bonazzi via via intrecciano procedendo per ritmi e pulsazioni (intrigante il confronto tra le due figure cinematografiche del Divo e del Caimano).
Ma Il fantasma della libertà non si esaurisce in un’originale analisi degli attuali meccanismi di funzionamento della leadership. La sua vera posta in gioco è una riformulazione teorica dei rapporti tra potere, soggetto e desiderio. Esibendo i limiti dalla Teoria Critica francofortese, sviluppando suggestioni deleuziano-foucaultiane, gli autori puntano all’intreccio politico delle pulsioni. La perversione delle regole (istituzionali, morali, giuridiche), non è più sovversiva, ma una prestazione del potere che produce soggettivizzazione, che ci prescrive come dobbiamo godere: «Enjoy it!».

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