Grazie è una parola che si consuma solo a non usarla. Nel segno della gratitudine, ripercorriamo in due articoli alcuni incontri “magistrali” lungo l’Adda e il Naviglio della Martesana. Il primo articolo fa memoria di quei maestri che hanno già attraversato il fiume del tempo: i carmelitani fra Celestino Ferronato, padre Teresio Raiteri, padre Gerardo Bongioanni, il nobile Alessandro Bassi e nonna Elisa Lisèta Carozzi. Il secondo articolo ringrazia coloro al fianco dei quali ancora impariamo come condurci sulla riva del tempo: il pittore Giovanni Brambilla, l’artigiano Giuseppe Baghetti, don Gino Cortesi, l’attore e regista Adolfo Milani, il farmacista Claudio Fodera, don Alberto Cereda e il dott. Alessandro Bellavite Pellegrini. Entrambi gli articoli sono stati pubblicati nel 2025 sull’informatore trimestrale La Città di Trezzo sull’Adda – Notizie.


Il primo articolo restituisce il ricordo di chi, con parole brevi o persino non dette, ha incarnato la testimonianza più alta: trasformare il lamento in danza, non essere indegni di ciò che accade. Anziché lamentarsi della propria vita (Così fu), se ne sono fatti carico fino ad amarla (Così volli che fosse). Il secondo articolo registra scorci di conversazione paesana: sette incontri, come sette punti di luce, nel luogo che gli altri chiamano «Trezzo» e che i Trezzesi chiamano «paese». A differenza del pettegolezzo miserabile, che bisbiglia solo di donne e uomini, la conversazione si occupa generosamente di idee; le mescola al punto che non possiamo più avere indietro soltanto le nostre.


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