Anna Sironi, missionaria laica tra due mondi

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Anna Sironi (1927-1990) fonda scuole, parrocchie, ambulatori nelle favelas brasiliane dove tutto manca: da Trezzo porta oltre l’Oceano la sua missione laica perché, rispondeva per lettera, «Dobbiamo occupare il posto che la Provvidenza ci traccia; chi non lo fa rimane uno spostato».
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Anna Sironi tra i bimbi del Brasile

«Deus todo poderoso». Che in portoghese «Dio onnipotente» si dica così ce lo hanno insegnato i pellegrini brasiliani da Salvador de Bahia a Trezzo sull’Adda. Ci sono arrivati per pregare nella chiesa in cui maturò la vocazione missionaria di Anna Sironi, fondatrice laica delle loro tre parrocchie: San José (sull’oceano), Sant’André (dove nel 1994 ne furono traslate le ossa) e Cristo Redentor. Nata trezzese nel 1927, Anna non poté diventare suora per un problema cardiaco che la dispensava anche dal lavoro. Aveva tanto di pensione. Ma col consenso del vescovo di Salvador, città che le dedica oggi una piazza, preferì raggiungerne le favelas nel 1965. Qui raccattava i bimbi dalle strade, alzava la voce col governatore perché ci scavasse fogne decenti, tendeva la destra alle ragazze madri, offriva amicizia e non compassione: avvicinò gente che la povertà disperdeva e ne fece comunità attorno a scuola e parrocchie.

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Anna Sironi

Ne racconta commosso anche il fratello Tarcisio Sironi (1925). Sotto gli sguardi del sindaco e del parroco trezzese, proprio lui inaugurò la stele che di Anna ripete una frase sui muri della residenza per anziani che le è stata intitolata: «Scoprire l’uomo per poterlo servire così com’è, intero, e non solo la sua anima». Il testo, già pubblicato sulla Sironi quindici anni fa, è tradotto anche in portoghese.

L’edizione del 2000, a un decennio dalla morte della missionaria, coincise con la fondazione del «comitato pro Anna Sironi» capeggiato dall’allora coadiutore trezzese don Alfredo Cermenati accanto a Marco Bassani, Giovanni Brambilla, Ricangelo Consonni e Carlo Sironi.

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22 luglio 2001. Inaugurazione alla Casa della Gioventù “Anna Sironi”. Sulla lapide: Arcidiocesi di San Salvador di Bahia – Parrocchia Santo André – Casa della Gioventù Anna Sironi – la gratitudine e il nostro affetto ai fratelli e alle sorelle di Trezzo sull’Adda – Milano e alla famiglia Sironi per questa opera.

Il gruppo mantiene saldi i rapporti col Brasile, che alcuni aderenti hanno anche visitato. Salvador e Trezzo sono un po’ meno distanti. L’ex-governatore sulla cui scrivania Anna batteva i pugni per chiedere scuole e fognature ancora invia a Trezzo gli auguri di Natale: per suo fratello Tarcisio.

«Ad essere buoni con gli altri non ci si perde mai». Lo scrive Anna Sironi, infanzia contadina a pane e messa, salute pericolante, diploma magistrale e 25 anni contati nella miseria vera delle favelas. Contati non additando la croce o invitando alla meditazione, ma facendosi vedere crocefissa e offrendo ciò che manca. «Abbracciava quasi con più affetto i suoi poveri – ricorda il fratello maggiore Tarcisio – che non noi familiari. Fin da ragazza aiutava zingari e indigente, ma quando la salute gli permise di partire per il Brasile lasciò tutti di stucco a casa». Eppure, quella era la vocazione di Anna: «Dobbiamo occupare il posto che la Provvidenza ha tracciato – rispondeva per lettera – chi non lo fa rimane uno spostato».

Anna Sironi, come pane spezzato per gli Altri

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Partì per Salvador e non poté fare qualcosa per le persone che incontrò là, se non con quelle stesse persone. Fu loro maestra, parroco con speciale dispensa, infermiera. Riuscì a costruire una scuola, ai cui bimbi lo stato provvedeva la merenda. Aprì un laboratorio dentistico, organizzò corsi d’artigianato, rapì molti alla solitudine che la povertà brucia attorno. Rimpatriava sei mesi ogni tre anni: l’ultima volta nel 1988. Il ricovero a Bergamo ne rivelò allora la salute assai compromessa, sconsigliandole di ritornare in Brasile. Ci tornò comunque, e si fece operare là dopo aver chiesto lei stessa a dei militari il sangue necessario all’intervento. Non volle affrontarlo nella clinica privata di San Raffaele a Salvador, dove pure la moglie del governatore le aveva garantito un posto. Preferì l’ospedale pubblico dei poveri tra cui si confondeva. Quelli che ne scortarono a mano la bara di legno e vetro, dove un’emorragia la mise subito dopo l’operazione (luglio 1990).

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Gli abitanti delle sue tre parrocchie ancora dicono di lei: «Anna ci ha riuniti; da un non popolo ha fatto di noi un popolo». Nel 1996 le è stata conferita la situla d’oro trezzese alla memoria perché «donna tra i due mondi – recita la motivazione – le opere da lei iniziate cantano la vita e il suo Creatore».

Per approfondire, scarica in pdf:

«Sul sentiero di Anna (2000)».