Origine del nome Trezzo

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Dalla semplice altura fortificabile (Trecc) ai signori dei cinghiali: la passerella di tutte le ipotesi avanzate sull’origine del nome Trezzo.
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Il promontorio trezzese fotografato da Mario Donadoni

Antiche novità sull’origine del nome Trezzo. Ricercatore al Dipartimento di Scienze dell’Antichità presso l’università genovese, Guido Borghi perfeziona due ipotesi circa il toponimo dell’unica città rivierasca che ha «sull’Adda» e non «d’Adda» per cognome. Secondo lo studioso, i Celti Insubri la battezzarono «Treitios» (collinare) o «Trekkio» (veloce); termini poi latinizzati. Il primo nome citerebbe l’altura su cui il castello visconteo sostituì accampamenti precedenti; il secondo i vortici di un fiume ancora da addomesticare.

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Il doccione della torre trezzese: leone o cinghiale?

Rilanciando queste considerazioni, Mariavittoria Antico Gallina avventura un’ipotesi anche più suggestiva sull’origine del nome Trezzo: «Treitio» varrebbe «collinare/dei signori/dei cinghiali». Così riporta il contributo che la donna, ricercatrice milanese presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha firmato per il volume «Archeologia Medievale a Trezzo sull’Adda» (2012). I cinghiali erano, del resto, frequenti nelle boscaglie digradanti verso il fiume tra querce e carpini. Al punto che ancora la torre del castello porterebbe l’animale scolpito in forma di alto doccione.

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L’occorrenza più antica del toponimo trezzese risale all’aprile 745, quando il «vir magnificus» Rottopert di Agrate lasciò per testamento alcuni poderi alla figlia Grada «in fundo Trecio». Ma la dicitura è già latina. Parole come reperti. Non diversamente nel marzo 938 una carta cita «Porto Bolumbalo» la zona Nord-Est di Trezzo che solo dal 1095 è censita «Portiziana»: nome assestatosi poi in quello di cascina Portesana sopra l’Adda. A interrogare gli archeologi sono, infine, nuclei sbriciolati attorno alla città: borgate contadine avvitate su modesti luoghi di culto.

Almeno fino al 1155 insistono, sul contado trezzese, Gonico e Bernate. La prima località devota a san Lorenzo, a san Vincenzo la seconda. Sopravvisse di più Baraggia, che significherebbe «landa o grillaia», dedicando un piccolo oratorio ai santi Vito e Giorgio. Crino era forse prossima ad un crinale d’Adda, concesino per alcuni; o accennava ai capelli (crine) di un Madonna dipinta. Tra tanti villaggi, l’unico risvegliato dall’archeologia resta per ora Sallianense, prossimo al casello A4.