Antonio Biffi, il sangue sulla neve di Nikolaevka

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Il Capitano degli Alpini Antonio Biffi morì sul fronte russo, nel 1943, incassando la pallottola destinata all’Aiutante Maggiore Gaetano Maggi. “Tonino” era abilissimo nella pesca al persico lungo l’Adda di Trezzo, dove la sua famiglia teneva villeggiatura: il padre ingegnere, Luigi, fu anche podestà paesano. Cadendo sulle nevi di Nikolaevka, Antonio Biffi lasciava il figlio Raimondo e la moglie Arnolda Sottocasa, ultima proprietaria della villa oggi sede del MUST a Vimercate.
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Capitano Antonio Biffi, caduto e medaglia d’argento sul fronte russo

«I morti, alle volte, sono meno assenti dei vivi». Iniziava in sospiro il ricordo che don Alessandro Bassi (1917-2015) votava ad Antonio Biffi, nato milanese nel 1909 da Elisa Ponti e Luigi in una famiglia robustamente lombarda. Ingegnere, il padre fu podestà di Trezzo. Qui la famiglia teneva villeggiatura tra l’ex-ospitale dei Cruciferi e la serra coperta, poi passata a bene comunale: il locale fu lungamente sede della locale Pro Loco. Della proprietà, i Biffi donarono già una porzione a vantaggio dell’erigendo asilo laico, inaugurato nel 1894 dalla regina Margherita; cedendo un ulteriore tratto per comodità della locale stazione del “Gamba de Legn“.

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Arnolda Sottocasa (Archivio fotografico Must)

«Sull’Adda, Tonino vinceva tutti nella pesca al persico – proseguiva Bassi – Il tifo gli tolse la sorella Adele ma il fratello Cesare aveva scrivania da dirigente in città, sposando Teresa Dell’Orto». Antonio Biffi baciò invece all’altare Arnolda Sottocasa di Vimercate, colei che cedette poi la villa di famiglia, oggi sede di MUST, Museo del Territorio.

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Il Must, già Villa Sottocasa
Antonio Biffi e il la vigilia di Nikolaevka

La giovane sposa gli mostrava in fasce il primogenito Raimondo quando, il 28 luglio 1942, già Antonio Biffi ripartiva per il fronte sotto il cappello alpino. Dopo una frattura sugli sci, in servizio, era rimasto claudicante senza chiedere l’esonero. E lo destinarono in Russia, capitano di complemento sul VI battaglione «Val Chiese». Assegnato ad Antonio Biffi, l’aiutante maggiore in seconda Gaetano Maggi (1910-1997) lo piange nel libro «La mia naja alpina» (Milano, 1989). Spartirono per oltre tre anni le pallottole e la fame; le sigarette no, perché solo Gaetano fumava.

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Raimondo Biffi in classe, 1950 (Archivio fotografico Must)

Il capitano scampò l’aiutante al congelamento, accudendolo fino ad offrirgli la sua sciarpa in autarchico lanital. Pure, tra i due, quello più anziano sembrava il meno fiducioso: sigillò veggenti lettere, al padre e alla moglie, quasi intuendo che sarebbe caduto su quelle nevi. Verso Nikolaevka, alla vigilia della battaglia, Maggi cercava il nemico nel mirino. Erano le 16.00 del 25 gennaio 1943. Biffi gli si fece incontro; lo scostò con un gesto chiedendogli «Tanino, a chi stai spar..?» ma una pallottola russa lo colse in piena fronte, azzittendolo. Maggi gli sfilò da tasca le due buste con le lettere alla moglie e al padre Luigi Biffi prima di slanciarsi furiosamente nel fuoco nemico. Gli appuntarono così, vivo, la medaglia d’argento che per Antonio fu solo alla memoria. Ora è un pugno di polvere e gloria.

Dal Notiziario comunale “La città di Trezzo di Trezzo sull’Adda“, n. 3, Settembre 2012

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