Cesarina Minelli fotografa il sogno interrotto

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Psicanalisi e ironia. Cesarina Minelli fotografa chi non siamo stati: Immortala i suoi soggetti come chi avrebbero voluto essere. Almeno per un giorno, il suo obiettivo trasforma i «sarei stato» in «sono».
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Le tre età: Cesarina Minelli, a destra, con la figlia Beatrice e la madre Lina

E’ trezzese la fotografa del sogno interrotto. Cesarina Minelli nasce 61 anni fa, ultimo fiocco rosa sul portone dell’oggi abbandonata Cascina Portesana. In cortile le amiche la chiamavano “Çesapral”. E dall’estate 2009, Çesapral fotografa i giardinieri o le milionarie, le ballerine che i suoi compaesani non sono stati. Apre bauli, scansa pudori: traveste i suoi soggetti da chi avrebbero voluto essere. Almeno per un giorno, il suo obbiettivo trasforma i «sarei stato» in «sono».

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“Rimpiati” dalla mostra “Immaginario Felliniano” (Trezzo, 2009)

«Per un pomeriggio, la maschera scatena le creatività di chi fotografo – spiega Cesarina – Sul “set” di via dei Mille, l’audace mamma Lina Motta si è prestata per prima all’esperimento, in cui tutto è disinvolto e artigianale: io e l’amica Carla Quadri conosciamo il “modello”, ne vendichiamo i miraggi dell’infanzia». Ecco allora Rosetta Colombo che, bambina di  84 anni fa, ricordava d’essersi voluta ballerina classica sulle note dello “Schiaccianoci”. Ne impugna uno nella vestaglia da Salomé pensionata sceltale da Cesarina per fotografarla insieme a sua madre, Lina Motta (1925-2016): nello scatto quest’ultima ha gli occhiali scuri e sfoglia una rivista di crociere, proprio come la miliardaria che voleva essere. Accanto le sta Carla Quadri, terza giovanile parca.

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I “Rimpianti” al maschile dalla mostra “Immaginario Felliniano” (Trezzo, 2009)

Di quest’opera c’è anche una versione maschile. Tre bimbi di mezzo secolo fa giocano a essere chi oggi non sono: un broker di successo mette le briglie all’inflazione, un santo quasi cristico aspetta che passi il corteo del proprio martirio, un giardiniere coltiva nostalgie rampicanti. «L’occasione ne ha ispirate altre – prosegue Çesapral – Ad esempio, i cinque scatti del cantante lirico che Paolo Comotti non è stato. Amori tisici sdrammatizzati dalla coperta all’uncinetto di nonna Serafina. Occhi umidi e zoccoli rotti».

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Carla Quadri e Paolo Comotti secondo il melodramma
Cesarina Minelli e le sue muse: tra fatica dei campi e ironia d’osterie

Capita che donne anziane si accordino per uno scatto simile ma poi desistano perché i loro famigliari temono l’ironia. «In questo, certe ottantenni sono più giovanili delle figlie – spiega la fotografa – gettano in Adda la vergogna cui sono state educate nel secolo scorso, e si mettono in piazza. Mascherate ma sorridenti per davvero».

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Carla Quadri, Lina Motta e Rosetta Colombo: le tre muse

In questa disposizione, Cesarina sta meditando alcune foto di anziane travestite con le classiche maschere carnascialesche: Colombine rugose su tacco veneziano o ottantenni piratasse con la benda sulla cataratta. Il terrore dei lucci è lei, Elisa Carozzi “Lisètta” (1932), nata a cascina San Benedetto con l’Adda fedele ai suoi piedi. Al fiume preferiva scendere col padre e lo zio pescatori anziché tallonando la madre per fare il bucato.

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Il trucco della Piratessa d’acqua dolce

Forse il marito Luigi non lo sa, ma Lisètta si volle radere tutti i capelli da bimba, immaginando che questo bastasse a trasformarla in maschio: non lavandaia ma pirata d’acqua dolce. Ecco il rimosso che Cesarina fotografa con intuito e ironia. «Sono queste figure le mie stelle di terra» conclude Çesapral. Tra le fatiche dei campi e le ironie d’osteria, donne equilibriste e mai pericolanti.

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Il terrore dei lucci

«Non so se lavorare a queste foto sia più divertente per me o per i miei soggetti – riprende Cesarina, che abita in via Brasca – L’importante è non prendersi troppo seriamente. Buona parte dei Trezzesi vengono dalle stalle, sono nati in dialetto da famiglie alla cui tavola sedeva la fame. Quest’orizzonte di partenza ci rende uguali, disposti a confessare senza penitenza cosa avremmo voluto o cosa vogliamo». L’ultima nata di cascina Portesana, marito ingegnere e una figlia amatissima (Beatrice), conosce la metropoli senza rinnegare il cortile dove la chiamavano “Çesapral”.

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Mamma Lina e papà Carletto si trasferirono a Milano per qualche tempo, portandosela dai campi all’asfalto. Lui apparteneva alla famiglia detta di «Ciömm», per il ciuffo (“ciömm” appunto) che il bisnonno vantava; lei a quella del «Rar da Cost». L’avo mediatore in bestiame era così soprannominato perché, tra una parola e l’altra, lasciava parlando lo spazio (“rar”) che il buon contadino lascia tra una bietola (“costa”) e l’altra. Dopo il diploma di maturità artistica a Bergamo e gli studi in architettura al Politecnico di Milano, Cesarina ha insegnato; lasciando la cattedra delle Scuole Medie (a Oreno) solo dopo la maternità.