Monasteri di Lombardia: cinque mete nascoste

Tra i monasteri di Lombardia, cinque mete poco note lungo il fiume Adda: priorati millenari, storia con le mani giunte in preghiera, cortili che furono abbazie.
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San Benedetto in Portesana, Trezzo
San Benedetto in Portesana, a Trezzo
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L’abside di San Benedetto in Portesana, Trezzo

Tra i monasteri di Lombardia, il priorato di San Benedetto in Portesana è “sano porto”, alto sugli acquitrini di un Adda più languida e malarica dell’attuale. Il possedimento fu donato a Cluny da Angilberto trezzese e Gisleberto da Colnago che vivevano secondo legge longobarda nell’agosto 1088. Il chiostro benedettino venne soppresso da Giuseppe II d’Austria sul cadere del Settecento. Da allora è una tetragona cascina lombarda, forte come i suoi abitanti con la faccia dissodato dal sole contadino. Il lupo gioca con l’agnello sull’architrave della cappella. Qui i più anziani raccontano come, alle 18.00, scricchiolassero dalla scala i passi di monaci non vivi. La rifecero in cemento per non sentirli oltre.

Santa Maria della Rocchetta a Porto d’Adda

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La Rocchetta in uno scatto d’epoca

Poco più a Nord, in località Porto d’Adda la Madonna della Rocchetta veglia l’Adda e il naviglio di Paderno a 204,2 metri di quota; già monastero di Lombardia, oggi oratorio sul Cammino di Sant’Agostino, sosta devota  affidata alle cure di Fiorenzo Mandelli, unico custode nominato dal parroco don Egidio Moro. Nello stesso anno in cui esordisce il cantiere del Duomo milanese, nel 1386, edifica l’oratorio di Porto Bertrando da Cornate, chiamando a custodirlo gli Eremitani di Sant’Agostino. Vengono allontanati quando i Visconti fortificano la sommità nel 1428 contro il nemico veneziano dell’altra sponda. Il fortilizio conta su una cisterna per l’acqua piovana capace di 150 mc. Rifugio di briganti, viene demolito nel Seicento, risparmiando solo la cappella restaurata col 1992. Sul territorio di Paderno d’Adda, è officiata dalla parrocchia di Porto.

Il priorato di Arlate
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Il priorato di Arlate

Sobrietà romanica, architetture del silenzio. Così appare, tra i monasteri di Lombardia, il priorato votata ai santi Gottardo e Colombano: di cui la parrocchia in Arlate è l’unica sopravvivenza. Del chiostro cluniacense femminile le carte attestano l’insistenza su questo colle già nel 1162. Anche se la corrispondenza visiva con la torre di Cisano Bergamasco suggerisce una più antica fondazione militare. Obbedienti al priore di Pontida, le monache tennero il convento fino al 1475, quando Sisto IV lo assegnò in beneficio al monastero milanese dell’Annunziata, custodito dalle Canoniche Lateranensi. La chiesa in Arlate smise la dignità abbaziale per assumere allora quella di parrocchia. Il vasto portale sulla facciata a capanna invita nell’interno, dove l’abside affacciava il Cristo Pantocratore di cui non si leggono oggi che alcuni frammenti pittorici.

Sant’Egidio in Fontanella
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Sant’Egidio in Fontanella

Proprio mentre Angilberto e Gisleberto alzano sulla riva destra dell’Adda il priorato di san Benedetto in Portesana, Alberico da Prezzate dà prova di una devozione non meno nobile sulla sponda sinistra del fiume. Un altro luogo dove la storia giunge le mani in preghiera, tra i molti monasteri di Lombardia. Sulla riva bergamasca dell’Adda, nel 1080, fonda infatti un monastero sul monte Canto che allora chiamavano «Vergese» presso Fontanella, località non distante da Sotto il Monte (Bg): Sant’Egidio in Fontanella, appunto. Alberico si risolve alla donazione per meritare il paradiso insieme a Isengarda, Giovanni e Teiperga: suoi presunti consanguinei. Specie quest’ultima ispirò la tradizione locale, che la fraintese per la regina Teutberga, ripudiata moglie di re Lotario; vissuta però due secoli prima della fondazione in Fontanella. La pietra tombale di Teiperga si conserva addossata alla chiesa, protetta da un’edicola di recupero. Forse chiostro femminile obbediente a San Giacomo di Pontida, Sant’Edigio sul monte Canto fu annesso alla basilica di San Marco a Venezia da papa Sisto IV, nel 1473. Proprietà Giovannelli fino al 1914, quando diviene dei Radaelli, il complesso venne poi ceduto ai contadini del luogo nel 1948. L’atmosfera è assorta, metafisica. Il sentiera per ascendere alle architetture quasi millenarie spoglia dal quotidiano, che rimane in pianura: quassù tutto sembra di antico raccoglimento e insieme modernamente elengate. Gli affreschi sono leggibili, il chiostro ben riassettato. Anche Giovanni XXIII amava ritirarsi qui in meditazione.

Santa Maria alla Rocchetta di Airuno
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Santa Maria alla Rocchetta di Airuno

Alla Rocchetta di Airuno legano la propria origine i Capitanei da Vicomercate, cospicua famiglia che tiene possedimenti specie in Brivio, Busnago, Roncello, Bellusco. Al colmo di una collina calcarea, a 366 metri di quota, tutto è vastità dal belvedere che si gode sul sito della fortificazione. Se ne hanno notizie documentate dal 960 ma è solo nel 1558 che sembra insediarsi qui un oratorio a dedicazione mariana. L’ascesa al santuario della Rocchetta sopra Airuno è agevole, silvestre e ispirato. In vetta, vario stile ha lasciato la propria cifra nell’oratorio. Dalla Pietà tardo quattrocentesca all’organo risalente al 1862, attraversando alcune tele secentesche. La salita è percorsa da sette cappelle settecentesche, che invitano alla riflessione sui misteri della Passione; eco dei Sacri Monti promossi già al cadere del Quatrocento a Varallo. Un vasto panorama di storica devozione e storia devozionale tra i monasteri di Lombardia.

Una risposta

  1. […] 1814 la genealogia Zaccaria trasferisce nella vicina cascina San Benedetto, fermando in racconto la loro provenienza: in stalla, d’inverno, tramandano la memoria di tre […]