Longobardi, la croce e la spada sepolte

Antiche novità sulla secolare presenza dei Longobardi a Trezzo in «Archeologia Medievale a Trezzo sull’Adda» (2012) curato per Vita e Pensiero da Silvia Lusuardi Siena e Caterina Giostra: dopo i cospicui ritrovamenti della necropoli di gastaldi regi, nel 1976; ecco le scoperte successive, sui siti di Cascina San Martino e l’ex-oratorio di Santo Stefano in rione Valverde.
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Il fanciullo guerriero di San Martino trezzese

L’oro dei Longobardi. Dopo i più noti ritrovamenti del 1976, la necropoli altomedievale di cascina san Martino (indagata tra 1989 e 1991) restituì 34 individui sulle tre generazioni di un unico gruppo familiare, inumato attorno al patriarca. In bara lignea, il defunto aveva un velo sul volto e una croce in lamina aurea sul velo: si portava nella morte le armi e le stringhe di cuoio per indossarle; calzettoni di lana stretti a benda.

L’infanzia armata dei Longobardi
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Il corredo ricomposto del fanciullo guerriero

Le donne avevano corredi più dimessi, in collane di pasta vitrea (analizzata a Venezia) e pettini d’osso, gioielli occasionali e fusaiole per filare. Il riassetto della chiesa di san Martino disperse la gran parte degli oggetti, riassumendo i corpi in un ossario unico. Il taglio della facciata preservò la sola tomba numero 13, in cui un bimbo di 12 anni vantava già armi e finimenti guerrieri. Sui piedi, teneva capovolto un bacile in bronzo, la cui fiasca gli stava sul fianco. Ambo gli oggetti sembrano provenire da Alessandria d’Egitto, negando lo stereotipo dei Longobardi senza etica o estetica. Accanto, una bimba vestiva un abito rifinito a broccati d’oro per la discesa nella tomba.

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Corredo femminile da San Martino trezzese

Immigrati e vittoriosi, i Longobardi di san Martino esercitavano spada, legge e fisco sugli indigeni di Sallianense. Svettavano su di loro anche scendendo da cavallo, alti circa un metro e ottanta. Avevano mansioni a carico degli arti superiori, malgrado una tibia longobarda citi l’uso della falce. Entrambe le necropoli denunciano una compattezza persino endogamica, chiamando alle nozze frequenti consanguinei.

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Crocette in lamina d’oro provenienti dal sito di San Martino trezzese

La fondazione più remota sembra proprio quella di san Martino, dove i Longobardi innestarono sepolture in una villa rustica tardo romana, che provvedeva il riscaldamento a circolazione tubolare d’aria calda nei muri. Qui i latini lavoravano argille o metalli estratti dal dintorno. Eleggendo forse dimora all’attuale cascina Rocca, i conquistatori longobardi fecero invece di quella zona una necropoli. Negli stessi anni, una moneta argentea del re Pertarito veniva lanciata nell’unica tomba interna a san Michele, di cui forse accoglieva i fondatori su un doppio cuscino in pietra. Coevo e longobardo, Sallianese ha consegnato però alle archeologhe una moneta dell’imperatore Tiberio, anticipando anche questo sito ad epoca romana. In ipotesi, la chiesa medievale sorse sopra un precedente abituro, alto sulla collina che poi l’agricoltura ha livellato.

Dai Longobardi al santo della Valverde
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Il portale di Santo Stefano, sul rione trezzese della Valverde, ricomposto in ipotesi archeologica

Sotto al porticato e sopra l’ingresso a santo Stefano in Valverde stava un intreccio con due uomini oranti: dopo la settecentesca soppressione, quando la chiesa divenne casa e scuola, i fregi vennero incistati agli spigoli dell’edificio. Proprio là dove gli archeologi li rinvennero, nel 1990, durante i dieci giorni di fortuito scavo concesso all’attuale sede SOMS (Società Operaia di Mutuo Soccorso).

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Sepoltura in Santo Stefano, Trezzo

Senza corredo, la sola tomba di un quarantacinquenne stava ad sanctos, presso l’altare. Di altri sette individui, non si sono raccolti lì che schegge ossee, impedendo una riflessione panoramica sul sepolcreto. Venti frammenti ceramici d’epoca celtica sprofondano al VI secolo a.C. il popolamento del sito, dove nell’VIII sorse il tempio, due volte restaurato prima della sconsacrazione (1766). Tracce d’incarnato e panneggi sono sbriciolati indizi della decorazione successivamente a fresco. Di una tomba asportata non resta che la moneta databile al XV secolo. Privato dell’abside nel secondo Ottocento, l’edificio è dal 1933 sede SOMS, in comodato al comune trezzese dal 1985.