Come cane e gatto, Rajberti e Mann

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Dalla dea egizia Bastet alla gatta Muezza del profeta Maometto.  Dino Buzzati ammette con ironia il cane al sacro nel racconto Il cane che ha visto Dio (La Boutique del Mistero) ma nel pubblico sentire restano la scandalosa condotta dei Cinici e l’adagio biblico Come il cane torna al suo vomito, così lo stolto ripete le sue stoltezze (Proverbi 26,11). Malgrado la domestica fedeltà del cane all’uomo e quella selvatica del lupo a San Francesco, la mistica felina sembra vittoriosa su quella canina. Il segugio è fedele ma non sacro: ci porta la punta del suo muso come un regalo (Pablo Neruda, Ode al cane). Nelle moschee di Istanbul, intanto, i mici si muovono con liturgica lentezza, giacché tutto è immondo per l’immacolato piede del gatto (Pablo Neruda, Ode al gatto).
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Bastet (Foto da qui)

«Secondo le regole di Aristotele – introduce squistamente Giovanni Rajberti (allievo di Giuseppe Pozzone) l‘opera Sul Gatto, 1845 – lasciando dunque che altri celebri i fasti di Carlo Quinto o di Napoleone, io imprendo a trattare le lodi del gatto.. è conosciutissimo, comune a ogni clima, sparso per tutte le case, accessibile alle più umili condizioni, fino alla donnicciola che fila la rocca, e al letterato. Quindi avverrà il caso rarissimo che, leggendo, tutti saranno giudici competenti delle verità da me annunziate, e si udirà da ogni parte: “Sembra che abbia studiato la mia gatta. – Il nostro micino è tale e quale. – Il gattone soriano che abbiamo mangiato lo scorso inverno faceva precisamente così.. Egli non farebbe un passo fuori della porta per veder a passare un re o un papa; né darebbe la coda di un sorcio per realizzare la repubblica di Platone. Se la famiglia a cui appartiene muore tutta di contagio, egli non dormirà per questo un minuto di meno..

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Giovanni Rajberti (Foto da qui)

Io, che quando mi lascio tentare ad aprire alcun libro filosofico, di solito grido dopo due pagine: “Oh che bestia di filosofo!”, ogni qualvolta penso alle virtù del gatto, esclamo: “Oh che filosofo di bestia!”.. Nessuno poi è più machiavellico del gatto, che per scienza innata praticò le stesse massime del Secretario fiorentino tanti secoli prima di lui. Pigliamo a caso un solo esempio tra mille. Insegna quel gran maestro di politica che “i nemici bisogna vezzeggiarli o spegnerli”. Ebbene, il gatto ha inimicizia grande col topo e col cane: spegne inesorabilmente il primo, che è più debole di lui; ma col secondo, perché è più forte, se lo mettete nella necessità di convivere, lo tollera prudentemente, e finisce a mangiar nello stesso piatto e a dormirgli sul dorso.. Fra i divertimenti che il gatto si procura a sollievo di sue mentali fatiche, primeggia la caccia: il migliore de’ passatempi campestri, ch’egli sa godere deliziosamente anche nel cuore delle città.. Anch’io fui possessore d’una gatta nei giorni felici della mia gioventù.. Qui però non intendo di tessere la sua necrologia; quantunque sarebbe più interessante di molte che la stampa periodica ci regala a proposito di persone così sconosciute, che hanno urgente bisogno di morire perché dalla gazzetta si sappia che avevano vissuto.. I pittori, quando fanno alcun ritratto di poeta, di filosofo o di letterato, si sforzano di dargli grande significazione di genio per mezzo del mantello in disordine, della cravatta storta, de’ capelli rabbuffati, del fiero cipiglio.. E talvolta è ridicola l’antitesi fra tante pretensioni e la bonarietà casalinga di lineamenti molto prosaici; poiché non è raro che siffatti uomini grandi abbiano facce egregiamente triviali, che rivelano la vocazione tradita di cocchiere o di sensale di formaggi. Se in questi casi l’artista pigliasse a tipo il gatto sopra pensiero e, coltone il bello ideale, lo traducesse da bestia a uomo, è a credersi che riuscirebbe assai più naturale ed efficace».

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Thomas Mann (Foto da qui)

Se la prosa sorniona di Rajberti somiglia qui all’indole felina, i versi dialettali del poeta chirurgo lodano con più verita che ironia il cane in El pover Pill (1852). Come lui, anche Thomas Mann descrive il segugio di casa, praticando uno stile asciutto e caloroso per dire di Bauschan (successore del più sdegnoso Percival), con cui gli piace passeggiare senza cappello prima di colazione: «un bracco tedesco a pelo raso.. manto a fondo rosso, tigrato di nero.. – descrive in Cane e padrone, 1919 – Oggi sei un uomo sobrio e mattiniero, il legittimo padrone di questo cane da caccia, che torna a saltare lo steccato, felice perché oggi tu hai l’aria di voler vivere con lui e non con il mondo laggiù». Lungo la quotidiana passeggiata, il bivio sul sentiero divide le giornate di lavoro verso la città da quelle che i due liberano nella boscaglia. In pari dignità, Bauschan riconosce se a Thomas cade dal calendario un giorno di impegno o di svago; e il padrone ricambia assegnando una proiettata umanità al cane, interpretandone le pose, gli sbadigli, persino l’ammirazione per gli altri umani, cacciatori più armati e capaci di Mann. «Bauschan ha paura di qualsiasi dolore fisico, anche del più lieve, e reagisce adesso così vigliaccamente che susciterebbe disgusto, se non disarmasse e divertisse per la sua ingenuità popolaresca.. Esercizi di bravura non gliene chiedo mai, sarebbe inutile. Non è addestrato, non è una meraviglia di fiera, non è n cane di gran fiuto, è un bravo cacciatore, non un professore.. Aggiungerò che vi sono tre categorie di persone alle quali Bauschen dedica la sua totale avversione, cioè le guardie, i frati e gli spazzacamini».

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L’armatura di Dagobert, il gatto di Enrico VIII (Foto Pinterest)

Murilega è la venerata gatta di Francesco Petrarca, Dagobert il micio per cui Enrico VIII d’Inghilterra comanda di forgiare un’armatura; Atma è l’ironico barboncino di Arthur Schopenhauer, Gomulka il cane lupo di Indro Montanelli. Sovrani e scrittori usano pubblicamente la parola nel generoso silenzio dei loro animali domestici. I segugi allevati dal duca di Milano Bernabò Visconti, i bassotti dell’imperatore germanico per la caccia al tasso, i Welsh Corgi della regina Elisabetta II d’Inghilterra. Cani e gatti intendono forse come loro giochi la corona, il libro e la gloria che l’uomo prende tanto sul serio.

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Arquà Petrarca – il preteso corpo imbalsamato della gatta di Petrarca (Foto da qui)