Trotti Bentivoglio, il garibaldino artista

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Alessandro Trotti Bentivoglio, nipote di Manzoni, lascia i pennelli a Parigi per vestire la camicia rossa di garibaldino: le opere, i passaporti e le lettere di un artista patriota
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Alessandro Trotti Bentivoglio

Patria è il maiuscolo che ciascuno riferisce alla terra in cui la nascita lo ha conficcato, come una lancia. E’ la terra che ci insegnò a camminare e abbracciò i nostri avi: quella da cui contiamo una nostalgia, partendo nella promessa di tornare. Lo sapeva Lodovico Trotti Bentivoglio, che nacque italiano da madre viennese nel 1805. Militò nell’esercito austriaco fino a conseguire il grado di capitano degli Ulani, temibili cavalieri armati di picca. Ma lui era italiano. Ben glielo ricordavano le sorelle Costanza e Margherita Trotti, esiliate coi mariti (Arconati e Collegno) per aver aderito ai primi moti patriottici: quelli del 1821.

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Lodovico Trotti Bentivoglio, il padre

Dodici anni dopo, il giovane ulano si dimetteva e rimpatriava, ribellandosi ai genitori. A Milano conobbe Alessandro Manzoni, delle cui figliole già erano amiche le esuli sorelle Trotti. L’autore milanese acconsentì all’amore di Lodovico per la sua quarta nata, Sofia Manzoni, che ne divenne sposa nel 1838. Il loro primogenito Antonio Trotti Bentivoglio, poi generale, e l’ultimogenita donna Margherita Bassi risiedevano a Trezzo, dove ospitarono spesso i fratelli Giulio e (soprattutto) Alessandro.

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Sofia Manzoni, la madre

Ai quattro toccò seguire il feretro della madre già nel 1845, confortati dal padre di cui erano l’unico conforto. Almeno finché la notizia dei tumulti milanesi non raggiunse Lodovico a Como, nel 1848. Questi partì per la città insorta, affidando i bimbi alla sorella Arconati, per comporre una commissione militare. Raggiunse anche l’esercito piemontese, del cui 20° Reggimento Lombardo divenne Maggiore. Ma questo slancio gli costò l’esilio, comminatogli dal governo austriaco che lo impiccò in effige dopo avergli confiscato ogni bene. Spirò esule a Cassolnuovo, ospite dell’Arconati.

Trotti, le memorie di un artista patriota

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Alessandro Trotti in vecchiaia

Di Lodovico e Sofia, Alessandro (1841-1914) era il secondogenito. I ricordi d’infanzia gli sconsigliarono forse la divisa che i suoi fratelli invece presero. Era emotivo e incline all’arte. Don Alessandro Bassi, che del prozio porta il nome, ne conservava una ventina di passaporti. Testimoniano i viaggi che nel giovane Trotti maturarono un’abilità pittorica, declinata anche a Trezzo, dov’era frequente ospite della sorella Margherita.

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La sorella Margherita, sposata Bassi

Ne affrescò la stanza, in cui già dormì Manzoni, con un corteo ispirato alla «Aurora» di Guido Reni. Secondo le memorie di casa, Alessandro compì l’opera in brevi giorni, assegnando a ciascuna figura il volto di un parente, se si esclude quella che reca i lineamenti di Iula Crivelli, amica e discendente della cospicua famiglia milanese.

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La stanza affrescata da Alessandro

Oltre ad un autoritratto, casa Bassi incorniciava di Alessandro un assorto scorcio d’Adda datato 1871. Ma la tela, che colora di crepuscolo l’incile vecchio del Naviglio Martesana, è stata trafugata qualche anno fa. Alessandro rassettò anche i ridimensionati giardini di casa Bassi dopo l’avventura industriale del cognato don Francesco Bassi, che ci aveva impiantato una tessitura.

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Il quadro trafugato

Nei suoi viaggi quasi costanti carteggiava con la zia Margherita Collegno, che l’aveva cresciuto, e con diversi pittori: di Roma in particolare. Nelle sue lettere non è raro che il disegno succeda alla stanca parola. Trascorreva l’inverno nella Parigi dei bohemien, cui una volta gettò la rendita che l’amministratore gli consegnava. Affratellato dall’arte a questi artisti maledetti, non disdegnava Trotti di raggiungerli fin nelle più povere soffitte.

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Alessandro Trotti garibaldino

La sua condotta era brillante e imprevedibile. Eppure, con lo stesso slancio del padre, lasciò Parigi e i pennelli per costruire l’Italia al seguito di Garibaldi. Alessandro chiese la camicia rossa di garibaldino e s’arruolò nella 1^ Compagnia del 1° Reggimento dei Volontari Italiani. Era il 1866. Antonio, Alessandro e Giulio erano ora due volte fratelli: fratelli Trotti e fratelli d’Italia, lontani ma uniti in un corale amor per la Patria, che ebbero tutti e tre ebbero il coraggio di pronunciare maiuscola.

Per approfondire:

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Ringrazio delle memorie familiari, materiali e raccontate, don Alessandro Bassi e il figlio Lorenzo.