Soprannomi dialettali di famiglie lombarde (1)

Soprannomi dialettali di famiglie lombarde. Segrete anagrafi, battesimi d’osteria a cui gli antenati si voltavano chiamati nel locale vernacolo: nomignoli sorridenti, che insistono specie per distinguere clan diversi nei cognomi più diffusi.
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Cereda Costante Ciapée con la moglie (Anni ’20)

Alcuni Cereda sono censiti «Pestacrésta» perché un loro avo cadde in processione, reggendo la croce. O scagliò a terra quella che vegliava i campi dal suo capanno, quando la grandine li guastò. Ancora Cereda sono «Custantei», «Piciòtt» (dalla nonna Picciotti), «Bènula» (faina), «Pacialacc» (glicine), «Ampegli»; «Faciott» quelli concesini. Un ramo, allungato a Trezzo dalla frazione Concesa nel 1833, lo nomina di «Ciapee» persino l’anagrafe parrocchiale, che riporta talora i soprannomi dialettali; forse per l’impegno in una cava di ceppo. Il blocco staccato dal versante si definiva «ciaparum» (grossa chiappa) mentre lo scarto era il «Marogn», soprannome toccato ad uno Zaccaria poco socievole. La sua famiglia, approdata in paese da Valgreghentino nel 1809, si distingue nei soprannomi dialettali «Sciraa» e «Gigiach». I primi rilevarono il candeggio Medici-Riva in Val di Porto, provvedendo anche i lumini («scirétt») al vicino oratorio di sant’Agostino. «Gigiach» è sincope tra i nomi Giovanni e Giacomo. Ma Zaccaria pare fosse anche il primo «Mas’cètt» che attese per quattro figlie il nato maschio dalla moglie «Bulugna», minuta e rotonda come un insaccato.

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Caccia Maria di Gambarét (1844-1926) ved. Zaccaria Angelo

Per via del nonno materno Sala (famiglia distinta in «Biba», «Cucôo» e «Masôo») era detto «dal Biba» (treccia) anche Cornelio Zaccaria, pescatore e nuotatore senza rivali. Il suo nome, storpiato a grado militare («Curunell») proporzionava il «Sargent» di cascina Belvedere: Gaetano Comotti che, masticato dal dialetto, passa da «Tanìn» a «Tanent» (tenente) e para in «Sargent» (sergente). Trezzesi dal 1690, i Comotti da cui discende sono «Chinàl» a distinguo da «Fufà» (in Valverde); da «Mavarìn», «Nurato», «Stavanét», «Dôor» (per gli avi Mauro, Onorato, Stefano, Isidoro) e dai «Gambum» che avevano sgambata decisa. A piccoli passi camminavano invece i «Gambarét da Santa Maria» (Caccia) dalla parrocchia al loro omonimo cortile, dove sta oggi l’oratorio. O forse erano «gambar» (gamberi): pigliavano cioè il lavoro dal lato sbagliato, ingenuamente. La famiglia migrò nel 1602 da Concesa a Trezzo, fondandoci clan diversi dai diversi soprannomi dialettali. Di «Sciatèi», ad esempio, i «ranocchi». Ma più noti sono i Caccia «Cêp». Nel 1861, zia trovò uno dei due nipotini addormentato accanto all’altro morto. Temendo entrambi lo fossero, urlò svegliando il piccolo, al cui pianto la donna sbottò: «Quest ché al cipa amò!». Questo ancora «cinguetta», da cui  uno dei più pronunciati soprannomi dialettali a Trezzo.

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Angelo Masìn, trezzese classe 1907 morto centoduenne

Non meno antico è quello settecentesco dei Colombo «Ghirlùm». La frequenza del cognome, affibbiato agli orfani milanesi, consigliò al dialetto nomignoli distintivi: «Gesuétt» è tra i più arcaici. «Mualdo» e «Maset» (prima «Puti») evocano gli avi Romualdo e Damaso; «Buioch» passò sulla Valverde ai fornai Pirovano. Ettore si chiamava il Colombo che, tornato dall’Oriente, venne additato «Sciangaj»; Giuseppe quello cui scappò l’asino: «Pinèla scapalasan». Altri Colombo portano i  soprannomi dialettali quali «Marchés», «Viturei», «Ruadétt», «Spusétt», «Crapìn», «Tiréla» (come alcuni Vitali), «Viulum» per l’antenata Viola morta centenaria, «Galèt» a cascina Belvedere, osti i «Mistüra», «Fòrt» da Concesa; «Muchét» o «Balanìn», appellativi ereditati anche dai Bassani; «dala Barchètt», gestori dell’omonima osteria in Valverde, «Ignasi» fondatori da Cassinetta del Giambellino su via Marconi; e «Bilöo» cavatori.

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Barcone dei sabbionai Colombo Biloo

«Dala Rusa» sostituì il soprannome dei Colombo «Casanèi» (da Cassano) quando Ferdinando, mercante in vini, sposò una busnaghese dai capelli fulvi.

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Camilla Colombo Castalona (1876-1955)

I Colombo «Castalöo» abitavano le proprietà Rolla appoggiate al castello visconteo: i «Cantun» (dal Cantone di Bellusco) in una corte poco distante, noleggiando barche lungo il fiume come i Ciocca (distinti in «Gila», questi, «Mocc»; «Buchìna» sarti barbieri e zoccolai). I Colombo «Bunalba» citano il mattiniero augurio del nonno cacciatore. Quelli «Sutrum» erano becchini, bottai i «Butaa» che per altri ebbero un avo capace di bersi una botte. Anche perché la fatica di legare barili era il soprannome di un’ennesima famiglia: in Valverde i Villa «Sagiunee» di Gorgonzola, separati  da «Griméla» e «Bilìn» (rifondatori dell’osteria «Sapèl»).

Per approfondire:

Qui la seconda parte.

Una risposta

  1. […] genealogia Caccia nel nome e nel soprannome. A piccoli passi camminavano forse i Caccia detti  «Gambarét da Santa Maria», residenti almeno […]