Articolo pubblicato sull’Informatore comunale La Città di Trezzo sull’Adda – Notizie, I/2026, marzo.
Imbersago come Concesa. Malgrado l’inestimabile diversità di ciascun luogo, i Comuni del medio Adda esprimono tra loro singolari somiglianze. È il caso dei santuari mariani di Concesa e di Imbersago. Entrambi coinvolgono un progettista di nome Carlo Buzzi. Entrambi invocano un culto d’acqua: sorgono cioè presso fonti considerate miracolose e tengono il fiume fedele ai propri piedi.
1904, Oratoriani trezzesi al Santuario di Imbersago (ivi, Archivio)
La chiesa concesina, dedicata alla Divina Maternità, si edifica dal 1635 con posa della prima pietra nel 1621; la chiesa imbersaghese, dedicata alla Madonna del Bosco (già detta del riccio), si edifica dal 1641 sul luogo di un prodigio occorso nel 1617. La pestilenza, che infierisce specie nel 1630, rimanda i cantieri ma spinge i sopravvissuti a contribuirvi in segno di riconoscenza. Entrambi i siti fanno memoria di due eventi miracolosi. A Imbersago un castagno matura fuori stagione, in maggio, e la Vergine appare affinché un lupo restituisca il bimbo che ha rapito; questi animali infestavano anche i boschi del Trezzese. A Concesa riaffiora una sorgente prodigiosa, disseccata in paese perché due cacciatori osarono tuffarci il loro segugio malato di rabbia: una narrazione frequente anche in altri luoghi, come la fontana di San Barnaba presso Sant’Eustorgio a Milano. Inoltre, il pittore trevigliese Stefano Manetta, autore della Madonna del Latte che si ammira sull’altare concesino, rivela l’opera compiuta per mano angelica.
Jacob Burckhardt, Santuario di Concesa, foto degli interni (ante 1897), rintracciata dall’arch. Gabriele Perlini presso la Biblioteca universitaria di Basilea
Sullo sfondo di questo entusiasmo mariano, nel 1597 un episodio meno noto accade a San Gervasio, oltre Adda, dove il popolo grida al miracolo per alcune guarigioni seguìte in parrocchia di fronte a una Madonna dipinta. Malgrado la diffida dell’arcivescovo Federico Borromeo, che ordina di coprire l’effige con un assito, la notizia si propaga fino a Bergamo. Viene addirittura esibita una crocetta di legno, che si pretende donata dalla Vergine Maria, raccogliendo così 300 ducati di elemosina. La locale confraternita, devota alla Madonna, rifiuta di consegnare la cifra all’autorità ecclesiastica e ingaggia due Carmelitani per celebrare davanti al dipinto, con baldacchino e cinque lampade. I disordini di San Gervasio vengono condannati come illusione e spirito d’avarizia. Questa condanna dispone il clero alla severità in cui condurre i casi di Imbersago e Concesa verso la regolare fondazione dei rispettivi santuari.

Alessandro Trotti Bentivoglio, 1870 ca., La riva bergamasca dell’Adda tra Capriate e San Gervasio (opera rubata, già in Collezione Bassi)
Da nord a sud, altri culti d’acqua invocanti Maria si attestano presso i santuari del Lavello a Calolziocorte (1480), delle Lacrime a Treviglio (1522) e del Fonte a Caravaggio (1432). Insieme a Imbersago e Concesa, questi luoghi percorrono l’esatta cerniera dell’Adda e del Fosso bergamasco, allora confini di Stato tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. È significativo che tali frontiere vengano affidate alla Vergine, figura che difende e insieme accoglie, anziché a Santi guerrieri come Giorgio o Alessandro. L’Adda è dunque un fiume sacro?
Elena Fodera, Adda fiume sacro (matita su carta, 2026)
Adda è il nome con cui i Celti veneravano nel fiume una fata, una ninfa, una dea dal corpo d’acqua. Il dialetto trezzese le fa ancora l’inchino quando, in sfida alla grammatica latina e italiana, aggettiva l’Adda al femminile anziché al maschile. Non è improbabile che il Cristianesimo abbia sovrascritto i culti acquatici di Maria proprio sui riti di questa divinità.
Ringrazio Elena Fodera per l’opera a corredo, l’arch. Gabriele Perlini per l’immagine storica del Santuario concesino e la redazione dell’Informatore comunale di Trezzo sull’Adda.



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