Banda di Trezzo: la musica tra la gente

La banda trezzese, Corpo Musicale Cittadino Parrocchiale, prosegue oltre i 160 anni di intonata longevità: nascita nobile di un ritmo che cammina tra la gente.
Stefano Arnaboldi, Giovanna Marocco, Pietro Marocco, casa Cavenago, Giovanna Polti, Giuseppe Marocco, Gian Pio Bocelli, felice cavallotti, Pasqualluigi Sironi, soprannomi dialettali, Filippo Tulli , carlo perego, fanfara meazza, musica e fascismo, anna fontana, carlo orsi, alfredo cortiana, francesco frigerio, giuseppe lazzari, luigi medici, banda
Il complesso trezzese a fine Ottocento: oltre a Pasqualluigi Sironi, sulla sinistra; si riconosco Pietro, Guido, Battista e Carlo Crippa (al cornetto). Tra le prime famiglie che aderirono, i Crippa, all’iniziativa musicale.

A provvedere le casacche per la banda musicale, radunata a Trezzo con sottoscrizione privata nel 1854, fu entro due anni il conte Stefano Arnaboldi: marito di Giovanna Marocco fu Bernardo, che chiamava zio il letterato Pietro Marocco (Trezzo, 1807 – 1834, Milano). La famiglia teneva villeggiatura nell’ex-casa Cavenago, acquistata da nonna Giovanna Polti con licenza di nonno Giuseppe, commerciante milanese d’olio, sapone e vini foresti al civico 7 di piazza Fontana [1].

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1906, Divisa della filarmonica trezzese (AsMi, riproduzione Rino Tinelli)

Gli Arnaboldi-Marocco erano così cospicui che Bernardo, nato da Stefano e Giovanna, fu senatore del Regno d’Itala; comprando la residenza (oggi museo) di Alessandro Manzoni. Per le nobili orecchie degli oblatori, che avevano istituito la filarmonica trezzese, compose la marcia «Al Castello» introdotta da tromba Gian Pio Bocelli: commissario di sanità (1872 e 1874) e revisore dei conti (1874) in paese, uomo di fiducia del sen. Felice Cavallotti.

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Pasqualluigi Sironi

D’esordio liberal-massonico, il corpo musicale temette la vendita all’asta degli strumenti attorno al 1910 per sanare i debiti, da cui si riebbe solo grazie al tenace Pasqualluigi Sironi (1867-1913) detto «Gübètt dal Giréla». Passata all’ala filo-clericale, la banda gli tributò marcia funebre alle esequie. Già nell’agosto 1906 la Prefettura rispediva a Trezzo il bozzetto fotografico delle divise, corrette a inchiostro rosso perché non citassero dettagli di quelle militare. Ex-maresciallo di Marina, il maestro Filippo Tulli richiamò agli strumenti la filarmonica dispersa dalla Grande Guerra; sotto la direzione consigliare di Carlo Perego detto «Palatée».

Alla Cooperativa Cattolica di Consumo su piazza Vittorio Emanuele (l’odierna Libertà), i musicanti provavano ogni domenica, esibendosi in pubblico avanti San Rocco. Si perfezionarono qui i trenta elementi che, nel 1928, conseguirono il quarto premio al concorso bandistico di San Pellegrino. Ma, lo stesso anno, i Fasci locali indissero brevemente la fanfara «Meazza» in cui convennero alcuni secessionisti della banda; poi rientrati.

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Anni ’20, Il compesso di Trezzo (Foto Raccolto Rino Tinelli)

Grazie ad Anna Fontana, proprietaria del castello trezzese per dono del comm. Carlo Orsi, il complesso lucidò strumenti nuovi dopo il 1945. Di marca laica, il rinnovato Consiglio ne affidava la bacchetta al maestro Alfredo Cortiana presso la Casa del Popolo su via Gramsci. Alcuni orchestrali, esuli per questo nella banda di Crespi d’Adda, proposero a don Giuseppe Lazzari (prevosto trezzese) la rifondazione firmata nel 1948 sotto la dignità di «Corpo Musicale Cittadino Parrocchiale».

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1943, la banda in marcia funebre (Raccolta Rino Tinelli)

I musicisti anziani impartivano vespertine lezioni di solfeggio al domicilio di quelli giovani sotto la direzione tecnica di Fancesco Frigerio, che guidò la prima esecuzione pubblica per la solennità del 19 marzo 1949. La filarmonica paesana primeggiò quell’anno anche al concorso trevigliese, che aveva «Tancredi» (sinfonia di Rossini) per pezzo obbligato.

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Il corpo bandistico (Foto Raccolta Rino Tinelli)

Al cinquantenario dalla morte di Verdi, ritratto sul palco da Giuseppe Milanesi[2], in biblioteca furono eseguite sinfonie del maestro introdotte dal poeta Luigi Medici. Nel 1968, a giugno, Trezzo accoglie da sei diversi punti i complessi che si succedono in gara sul palco di piazza Libertà; premiando quelli di Melzo e Treviglio. Dieci anni dopo, la banda forma le prime allieve donne. Nel 1980 allieta l’inaugurazione della restaurata statua di San Carlo ad Arona; nel 1982, l’apertura pubblica del castello trezzese. Il complesso soffia negli ottoni anche alla presenza di Giovanni Paolo II, in Vaticano, per la beatificazione del card. Andrea Ferrari. E prosegue, «andante con brio», oltre i 160 anni d’intonata longevità[3].

[1] Cfr. Portale di Storia Locale, Fondo privato Arnaboldi-Gazzaniga. Vedi inoltre Italo Mazza, Feudum Tritii.

[2] L’opera si conserva all’auditorium delle scuole «Piero Calamandrei» in via Nenni.

[3] Cfr. «Trezzo e la sua banda», Trezzo 1984.