Schuster e la lectio di un 13enne

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Giovane trezzese, Alessandro Bassi condusse il card. Schuster in visita alla Valle di Porto. “Fu la volta che, non senza ingenuità, spiegai il monachesimo a un beato benedettino”.

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Il beato card. Schuster a Trezzo (Archivio privato Bassi)

Nobile nipote di Alessandro Manzoni, Alessandro Bassi (1917-2015) è stato sentinella della storia abduana tra due secoli. Don Sandro, come era più familiarmente noto ai Trezzesi, aveva eloquio sorridente e arguto. «Per ragioni di nascita avrei dovuto essere nel numero di quanti portavano il baldacchino del cardinale milanese – spiegava Bassi – Fortunatamente, scoppiò la guerra e io dovetti arruolarmi, sfuggendo a quell’onore». Don Sandro amava raccontare di quella volta che accompagnò a Trezzo il beato card. Schuster; appiedato. In paese già avevano lasciato le proprie impronte papa Innocenzo IV nel 1251; e nel 1576 san Carlo Borromeo, ai cui piedi un cresimando cadde morto di peste.

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Don Alessandro Bassi con la moglie Gabriella Viti – Foto Mazza
Il card. Schuster in Val di Porto

Successore del santo cardinale, Schuster era a Trezzo per la prima delle sue cinque visite pastorali (1930). Al tredicenne Alessandro, rampollo della nobiltà cittadina, il prevosto Giuseppe Grisetti affidò di scortare il porporato benedettino all’ex-priorato di San Benedetto. «E io, non senza ingenuità, Gli spiegai il monachesimo – sorride Bassi – lo condussi anche alla “Cava di Mort”, l’oratorio campestre di Sant’Agostino in Val di Porto; e Schuster mi seguì nelle sue sottili calzature di raso verde».

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L’oratorio campestre di Sant’Agostino ai Morti della Cava – interno con copia d’affresco

Malgrado le scarpe inzaccherate dalla prima visita, in diverse altre il cardinale tornò trezzese: il 17 ottobre 1943, ad esempio, per consacrare la parrocchiale che il restauro di Gaetano Moretti aveva ampliato. Schuster la benedì in piena guerra, «gemens cum populo» dice la stele che lo ricorda nella navata sud-ovest; piangendo insieme alla gente.