Villaggio Crespi, il fiume nella cruna

Il villaggio Crespi è il telaio su cui l’omonimo fondatore tesse rapporti con la politica, le manovalanze, gli artigianati, gli imprenditori e le urgenze del territorio. Case operaie, stabilimenti e servizi sorgerebbero invano se Cristoforo Benigno Crespi non coinvolgesse questi interlocutori locali. Dietro le quinte del cantiere crespese: capomastri, artigiani e segretari del Comune.
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1926, Crespi d’Adda in veduta aerea (Foto da Archivio Storico Crespi d’Adda Legler – ASCAL, in copia presso Associazione Crespi d’Adda)

Agli albori del villaggio Crespi. Tra le Città Invisibili (1972), poeticamente visitate da Italo Calvino, la più civica è quella di Ersilia. Non si coglie la sua dignità per il picciolo del campanile né cercando gli stemmi nobiliari in cima ai portoni. Strade e cortili sembrano solo il telaio della città: il suo vero tessuto sono i fili che gli abitanti tendono «tra gli spigoli delle case; bianchi o neri o grigi o bianco-e-neri a seconda se segnano relazioni di parentela, scambio, autorità, rappresentanza». Anche l’imprenditore cotoniero Cristoforo Benigno Crespi (1833-1920) tesse questa rete di varia socialità, costruendo il grande villaggio Crespi sulle rive dell’Adda con instancabili, piccoli gesti d’incontro: conosce così tecnici, operai, politici e industriali della valle fluviale. Forse saluta per primo e li guarda negli occhi, come se le parole dovessero uscire di là.

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1876, Progetto Crespi di derivazione industriale a firma dell’ing. Luigi Rossi, dettaglio (Archivio di Stato di Bergamo, Prefettura Italiana, cart. 40 in copia presso Associazione Crespi d’Adda)

Custodito presso l’Archivio di Stato in Bergamo (Fondo Prefettura Italiana, cart. 40), il progetto per un canale derivatore che movimenti idromeccanicamente l’opificio Crespi reca la firma dell’ing. Luigi Rossi sotto la data del 24 gennaio 1876. In spalla bergamasca, uno sbarramento riversa 15 metri cubi d’acqua perché, ancora senza conversione in elettricità, la forza idraulica comunicata a tre turbine si distribuisca orizzontalmente ai telai; provvede alla distribuzione un sistema di corde dette canapi.

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Cantiere d’aggiornamento sull’Adda alla diga della presa derivatrice Crespi (ASCAL in copia presso Associazione Crespi d’Adda)

Nella visita al villaggio Crespi del 1883 l’ing. Cesare Saldini descrive con entusiasmo due di tre giranti già alloggiati. Ma chi è il tecnico Luigi Rossi, cui Cristoforo Crespi affida di irrigimentare l’acqua indispensabile per l’efficienza della sua tessitura?

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L’ing. Luigi Rossi, progettista del canale Crespi (Foto arch. Egidio Rossi)

Il progettista nasce a Vaprio d’Adda il 20 gennaio 1841 nella famiglia di capomastri, discendenti da Stefano Rossi (+ 1814): al cadere del Settecento, costui giunge da Caidate (Va); allo scopo di gettare le opere in quota della parrocchia di Pontirolo, stando alla domestica tradizione dei Rossi. Il capostipite elegge domicilio a Vaprio sull’attuale via XX settembre in una proprietà Archinto, che i discendenti detti “Celestini” acquistano. In parte confermata dai registri parrocchiali di Vaprio, la tradizione Rossi tramanda come un fratello di Stefano muoia, precipitando dal cantiere di un tetto. Presso la tomba vapriese di costui si trasferisce da Caidate anche la madre, trapiantando la famiglia in via definitiva.

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Casa Rossi a Vaprio d’Adda (Foto arch. Egidio Rossi)

Qui Luigi è terzo figlio ma primo erede maschio di Rosa Corda e Carlo Rossi (+ 1891), che guadagna all’impresa familiare i più cospicui appalti dell’Ottocento locale: i quattro tornanti dal castello al dismesso traghetto di Trezzo; il Linificio Canaficio Nazionale di Fara Gera d’Adda e l’ampliamento della Cartiera e del vellutificio Velvis di Vaprio. La concezione idraulica di questi stabilimenti, mossi dal fiume, sono i primi incarichi dell’ingegnere Luigi Rossi, cui si rivolgono anche Cristoforo Crespi per la derivazione di Canonica ed Ercole Lualdi per quella di Capriolo/Credaro dal fiume Oglio. Nel 1908, Luigi studia inoltre la derivazione del Chiese e dal naviglio per gli stabilimenti di Villanuova. L’ascesa dell’ingegnere, che progetta il canale Crespi, esordisce al crocevia di famiglie imprenditoriali, imparentate nell’Ottocento vapriese: alla sua genealogia si annodano infatti i cognomi Corda (cavatori come i Rossi, che estraggono puddinga in cima al promontorio di Trezzo), Sioli (nobili e lungamente impegnati nel vellutificio poi Velvis), Donzelli (industriali versati anche nell’alta politica) e Morganti (imprenditori, due volte imparentati col casato).

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Due cartoline storiche dell’impresa Rossi. La prima esibisce in basso a destra la casa di Vaprio d’Adda e, in senso antiorario, i decisivi cantieri in cui la famiglia si impiega: il Linificio Canapificio Nazionale (LCN) di Fara Gera d’Adda, l’ampliato vellutificio Visconti di Modrone (VELVIS) di Vaprio d’Adda e la villa Regazzoni (oggio Gabbioneta) di Cassano d’Adda. L’ing. Luigi Rossi interviene sulle due derivazioni industriali mentre suo figlio ing. Corrado disegna la villeggiatura cassanese, ornata da graffiti neosforzeschi. In alto a sinistra, la seconda cartolina cita la cava Rossi, che estrae puddinga sul culmine del promontorio visconteo di Trezzo sull’Adda (Foto arch. Egidio Rossi)

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Nominato cavaliere, Luigi sposa Amalia Robecchi (+ 1919) di Vaprio, risiede a Milano al civico 14 di via Senato e muore il 30 maggio 1929, affidando al figlio Corrado Rossi (1869-1934) di proseguire la professione ingegneristica. Squisito disegnatore, l’erede progetta villa Pizzi a Vaprio e villa Gabbioneta a Cassano d’Adda, dosando con gusto neosforzesco mattoni a vista e intonaci bicolori in pasta. Figlia minore di Luigi è invece Bice Rossi (1878-1924), sposa al senatore Beniamino Donzelli, che proprio a Vaprio esordì come apprendista cartaio. Dell’ingegnere Luigi Rossi sono fratelli l’industriale Francesco, trasferito a Torino; l’ingegnere meccanico Carlo Celestino, morto a soli 34 anni; infine, il sindaco di Vaprio Giuseppe Rossi (1850-1925) che regge in loco l’impresa edile con Antonio (1844-1927).

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I fratelli capomastri Antonio e Giuseppe Rossi da Vaprio d’Adda (Foto arch. Egidio Rossi)

Cristoforo convoca al cantiere del villaggio Crespi tecnici di risonanza più che locale come Pietro Brunati, Angelo Colla, Ernesto Pirovano, Alessandro Taccani e Gaetano Moretti. Di quest’ultimo, l’imprenditore triangola anzi il primo contatto col territorio, dove l’architetto disegnerà il nuovo campanile e la centrale idroelettrica di Trezzo sull’Adda dopo aver vinto il concorso per il progetto cimiteriale di Crespi d’Adda (1896). Ma l’industriale colloca anche le eccellenze locali in seno al suo progetto. Nativo di Udine, Giuseppe Presezzi è ramaio idraulico a Trezzo sull’Adda su via Bergamo (poi Sala) quando Cristoforo gli affida di rivestire la cupola della chiesa sorta al villaggio Crespi. Figli dell’artigiano, gli elettricisti Carlo e Angelo migrano a Genova finché Silvio Crespi non li richiama al villaggio nel 1920 come capi idraulici.

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Ampliamento degli stabilimenti a Crespi d’Adda (Foto ASCAL in copia presso Associazione Crespi d’Adda)

L’iniziativa crespese non è banalmente contabile, conteggiando utili e spesa: non si conficca lungo l’Adda come un futuro estraneo. Trascrive piuttosto le abilità locali all’interno dell’ambizione imprenditoriale dei Crespi. Alla riuscita di un cambiamento così radicale del territorio, da agricolo a industriale, è premessa necessaria l’amicizia di chi lo abita. Sul telaio della nuova cittadina, Cristoforo tesse a trame fitte una società nuova. Il villaggio Crespi sarebbe inutilmente costruito se i suoi costruttori non lo animassero di profonda fiducia nell’avvenire industriale.

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1929, 25esimo d’apertura del Convitto Crespi (ASCAL in copia presso Associazione Crespi d’Adda)

L’imprenditore merita così la stima del cav. Menotti Morali, sindaco di Capriate dal 1887 al 1925, anno in cui il politico muore sessantenne. La sorella del defunto, Teresita, dirige il Convitto Crespi per le operaie (attuale sede municipale), già Collegio Mariani fino al 1903 (poi trasferito a Trezzo).

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I fratelli Giuseppe e Pietro Rolla, industriali trezzesi al promontorio del castello (Foto arch. Luca Rolla)

Almeno dagli anni Ottanta dell’Ottocento, Giovanni Battista Rolla è segretario comunale anche per l’Amministrazione Morali, seguendo a provilegiata vicinanza il decollo del villaggio Crespi. Rolla nasce a Trezzo sull’Adda il 25 marzo 1844 da Maria Annoni e dall’agente Giuseppe, nativo di Vedano al Lambro. Sposato nel 1872 con Maria Alessandrina Mazza da Carate Brianza, il segretario comunale di Capriate risiede a Trezzo al pari dei fratelli industriali: Pietro (1847-1913) e Giuseppe (1850). Con loro, Crespi intraprende una lunga partita a scacchi per rilevare la concessione idraulica che i due godono al promontorio di Trezzo fin dal 1892, così da coinvolgerla nel più efficace progetto dell’oggi centrale Enel Alessandro Taccani, estremo capolavoro di Cristoforo. A mediare un primo contatto tra le due parti è probabilmente Giovanni Battista Rolla, in ragione del suo ruolo comunale. Strette di mano e brindisi di intesa che decisero un futuro ormai antico: al villaggio Crespi, la tradizione della modernità.

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In fondo al promontorio, la centralina idromeccanica Rolla, ceduta a Cristoforo Crespi (Raccolta Rino Tinelli)

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Per approfondire:

Cristian Bonomi, Mario Donadoni, Rino Tinelli, Fabbrica di Luce (2015);

Luigi Cortesi, Crespi d’Adda. Villaggio ideale del lavoro (1995, poi ristampato).

Spigolature crespesi, su questo sito: