Adda segreta, isole e sponde annegate dalle Centrali

L’Adda segreta; il fiume modificato a immagine e somiglianza delle esigenze umane. Ecco l’unica foto delle isole, inabissate a Trezzo dopo la costruzione della centrale idroelettrica “Alessandro Taccani“.
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L’unico salice superstite della “Saliccia” d’Adda

L’Adda segreta, il fiume che passa ma rimane. I celti veneravano l’Adda come una liquida dea. La leggenda vuole che a infestarne le acque, ancora impaludate nel Lago Gerundo, fosse il Tarantasio: quel biscione che poi i Visconti elessero a proprio simbolo araldico. Al fiume riservavano un timore con le mani giunte anche i popolani, che affidarono le opere sulla riva alla Madonna: il culto mariano è anzi il più diffuso lungo le sponde dell’Adda.

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Relitto in Adda

Solo quando il fiume smise d’essere abitato da divinità e draghi, fu possibile trasformarlo laicamente a immagine e somiglianza delle esigenze economiche espresse dall’uomo. Bonifiche, canali di irrigazione, navigazione, derivazione idroelettrica “pettinarono” così l’Adda. La trasformarono da capricciosa dea a dispositivo idraulico. Il fiume modificò il suo corso, lasciando sommersa un’Adda segreta.

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La Saliccia di Trezzo nel 1902 (Foto Archivio famiglia Bassi)

A Trezzo, ancora nel 1902 erano intuibili gli affioramenti della zona “Saliccia”, quasi isole emergenti di fronte al candeggio Zaccaria. Stanno nell’Adda segreta, dove oggi s’intravede in mezzo al fiume solo un salice circondato dall’acqua. Per ventura memoria, la nobile famiglia Bassi di Trezzo decise di fotografare quello scorcio, primo che lo inabissassero i lavori di sbarramento al fiume promossi già dal 1903 in servizio della centrale idroelettrica “Alessandro Taccani” (allora “Benigno Crespi”). Lo scatto dell’Adda segreta quasi fatica nel sovrapporsi all’odierna calligrafia del fiume, tanto severamente disciplinata dagli interventi idroelettrici. Si compiva allora la definitiva signoria dell’uomo sull’Adda che, per secoli, lo aveva spaventato con i suoi flutti.