Navigare l’Adda: a remi fino a Venezia nel 1982

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Il noleggio barche sull’Adda trezzese, oggi dismesso
Navigare l’Adda a remi da Trezzo fino in laguna: una tradizione rinnovata quattro volte dal 1931, l’anno del primo raid, fino al 2007. Nel 1982 toccò agli sportivi.

E 1982. Il glorioso elenco dei raid remieri da Trezzo a Venezia si allungare di una ciurma che ebbe il coraggio di navigare l’Adda. Dopo quelle del 1931, 1954 e 1956, un quarto equipaggio trezzese raggiunse la laguna ai remi: nel settembre 1982. A comporlo erano Giovanni Bertaglio, Graziano Albani, Tiziano Comotti e Giambattista Casiraghi. L’ultimo ci canta la traversata nel ricordo del primo, l’amico Giovanni, scomparso promotore dell’impresa.

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L’equipaggio 1982 appiedato da una secca

«Ci conoscevamo tutti fin dall’oratorio e, la sera, un brindisi ci riuniva spesso a cascina Portesana – racconta Giambattista, classe ‘59 – là Giovanni propose ai nostri vent’anni di navigare l’Adda in raid, lavandolo dagli agonismi politici che avevano colorato i precedenti». Nel 1931 salparono da Trezzo i ragazzi fascisti, nel 1954 quelli laureati, due anni prima degli operai. Ora sedevano ai remi quattro semplici ragazzi cui, fino a Cremona, si aggiunse il cassanese Alfredo Assanelli. Erano tutti digiuni di canottaggio, capitan Giovanni neppure sapeva nuotare e la ciurma rimediò solo un trascurato scafo in vetroresina dal materassaio Carlo Perego, detto «Campìn».

Ma l’imprudenza è un affluente del coraggio e una stagione di artigianali restauri adeguò il natante per navigare l’Adda. Gli provvidero funi di manovra, due scalmi, il ponte, un timone basculante e persino la centina da rivestire in caso di pioggia. I lavori rapirono i quattro alle telecronache dei mondiali. E, anche se il primo timone istallato finì in Adda, per il 4 settembre 1982 un altro già lo aveva sostituito. Quella mattina calarono la barca nel naviglio di Concesa, avanti il santuario carmelitano.

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La ciurma alla biconca di Voltagrimana

«Mio padre ci guardava dalla passerella – ricorda Giambattista – certo che fossimo pazzi». Lasciarono il canale Martesana a Groppello per proseguire spediti a navigare l’Adda ingrossata dalle piogge agostane. Almeno fino a Bocchi, località di Comazzo dove (più che vedere) sentirono l’acqua rimbombare in un salto. Lo scavalcarono trattenendo il natante da riva. Ma a Lodi la corrente turbinosa lo sbatté contro il pilone del ponte, trascinandolo poi ad un balzo che i vogatori stentarono a schivare. Contenti di fatica, allestirono la tenda nelle nebbie notturne di Formigara.

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Il Raid 1982 solca le acque della laguna

Per navigare l’Adda in sicurezza i quattro indossavano giubbotti salvagente, tre dei quali artigianalmente imbottiti di polistirolo. Ne avevano del resto motivo se, scivolato al salto di Pizzighettone, Giovanni riemerse dai flutti coperto di graffi. Potevano scordare le insidie del fiume solo a tavola, magari nell’osteria che ci si specchiava per prima. A Boretto l’equipaggio ordinò un contorno di patate che gli fu negato finché l’ostessa, reduce dall’orto, non cucinò quelle appena raccolte. Il più delle volte il pranzo era però cotto accanto alla tenda. Una sera la montarono su un affioramento in mezzo al Po ingrossato, che si temeva avrebbe reclamato l’isolotto durante la notte; e il timore s’alleò le zanzare per disperdere il sonno dei vogatori.

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11 settembre 1982, Venezia è trezzese

Navigare l’Adda li aveva portati nell’abbraccio della corrente fino al Po, placido ma mai fermo come i canali che infilarono a Volta Grimana. Lì il remo non aveva correnti amiche. Infine la laguna si spalancò come gli occhi che la scrutavano. «Leggemmo sui giornali che il Presidente della Repubblica Sandro Pertini avrebbe visitato Venezia domenica 11 settembre – spiega Casiraghi – e ci proponemmo di stringergli la mano». Sabato pomeriggio rasentarono il cordone tra mare e laguna per poter attraccare, l’indomani, in San Marco. Trionfanti. Ma quella sera poco mancò che una nave li travolgesse, strombazzando.

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Alla canottieri in Giudecca

«Accendemmo una pila intermittente e tornammo impauriti a Sottomarina di Chioggia – continua Battista – dove alloggiammo». Qui li sorprese l’11 settembre, afoso giorno dell’approdo a Venezia. Temendo il caotico traffico della domenica, i trezzesi affidarono la barca (ritirata una settimana dopo) alla canottieri Giudecca, dove si lavarono e misero il vestito che attendeva pulito nello zaino. Pertini se n’era già andato. Li consolò una pizza che, in serata, digerirono sul treno del rientro. Ne scesero a Cassano e scarpinarono fino a Trezzo, dove fecero colazione all’incredula osteria «Galdìn», raccontando di come navigare l’Adda sia possibile. Più che un posto, un ricordo di via Cavour.