
Un passo indietro e due in avanti, la storia ci ingaggia a essere responsabili – tutti e a ciascuno – di cosa riceviamo in lascito dal passato e di cosa lasceremo a chi verrà dopo di noi sul cammino. Ecco, ci viene data una terra disegnata dall’acqua, questa pianura tra fiume Adda e Naviglio della Martesana; ci viene data una tradizione rurale talora povera ma fiera: di un lascito simile, siamo interpreti audaci o incapaci? A questa domanda l’audace recupero di Cascina Pagnana, oggi sede di Comunità solidale, offre una risposta ispirata e ispiratrice. A nord del Naviglio ma a sud del Canale Villoresi e dell’autostrada A58 (TEEM), l’edificio sorge a Gorgonzola sul confine verso il Comune di Pessano con Bornago. Promosso da Sandro e Isella Bellavite Pellegrini e pubblicato da Biblion Edizioni, il volume di Cristian Bonomi Cinque secoli alla Cascina Pagnana di Gorgonzola. Proprietari, conduttori, vita contadina e Comunità solidale (204 pp., 24 euro) ripercorre nel caso allo studio la millenaria tradizione dell’agricoltura lombarda, troppo spesso messa a dormire dal decollo industriale del Novecento.

Il volume Cinque secoli alla Cascina Pagnana di Gorgonzola. Proprietari, conduttori, vita contadina e Comunità solidale si apre in tre parti. La prima parte racconta le famiglie proprietarie, che si sono avvicendate nella possessione di Cascina Pagnana dal Cinque al Novecento. Di ciascuna famiglia vengono illustrate vicenda e genealogia attraverso inediti documenti d’archivio. Riemergono così la Lombardia dei nobili e dei mercanti, i giorni della peste, l’evoluzione delle Leggi che garantivano la sicurezza pubblica e il patrimonio privato.

La seconda parte del libro racconta le famiglie che, lungo i secoli, si sono succedute nella conduzione colonica di Cascina Pagnana. Anche di queste famiglie si riferiscono genealogia e vicenda documentata. Il racconto risveglia le tradizioni rurali di Lombardia, quasi insolentite dall’avvento dell’industria. La campagna tra fiume Adda e Naviglio della Martesana era scandita dalla piantata padana, allineando filari di gelso che fungevano da tutori vivi per i tralci dell’uva, maritata così a quelle piante. Tra i filari di gelso, corridoi cerealicoli maturavano grani minuti (segale, scandella, panico), sostituiti solo nel Novecento con le specie selezionate dalla Battaglia del grano di epoca fascista e dal Piano Marshall postbellico.

Già dal tardo Settecento, l’evoluzione dei contratti colonici introduce affitti in denaro anziché in parti di raccolti: una trasformazione che impoverisce la dignità alimentare dei contadini, esponendoli a uno stato di debito cronico all’insorgenza della pellagra. Nei primi decenni dell’Ottocento, inoltre, il commercio della seta è tanto redditizio da indurre i proprietari a moltiplicare i gelsi nei campi coltivati; si promuove, intanto, l’ampliamento delle cascine per ospitare più spazi e più addetti alla gelsibachicoltura. Gli accordi stagionali tra bergamini e contadini, l’alleanza cioè tra montagna e pianura, garantiscono per secoli la concimazione di queste terre non irrigue fino all’avvento del Canale Villoresi. Cascina Pagnana è occasione per venire in chiaro circa una storia che non è solo sua: quella dell’agricoltura lombarda, messa in ombra dal decollo industriale. La concorrenza dei grani americani, il passaggio all’agricoltura meccanizzata e infine l’abbandono dell’aratro nel campo sono i tornanti finali di questa epopea. Eppure, la terza parte del volume irrompe come un ritorno di rondini a primavera. È la storia abitata, la storia in cammino della Pagnana Nuova, raccontata dai suoi fautori: Alessandro e Isella Bellavite e la Comunità Solidale della Pagnana che vi risiede e che ha dato un’anima nuova a questi spazi così antichi.

Gustavo Zenon SONZINI ASTUDILLO
Felicitaciones por la investigación y elaboración de tan maravilloso trabajo. Le mando un fuerte abrazo.